Light Steps

strano

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Quanto pesa mettere un piede davanti l’altro?

Forse troppo in alcuni casi, sentire tutto il peso del mondo condensarsi sulle spalle e faticare anche solo ad alzare quella maledetta suola dal terreno. Che poi, se me lo chiedete, io ho sempre odiato le scarpe; ho sempre preferito la nuda pelle a contatto col gelo della ceramica, la morbidezza dell’erba, la durezza del brecciolino.
Muovere due passi nel mondo reale è pesante, scoprire di non sapersi muovere in modo sicuro come gli altri, barcollare, tentare di andare dritto come tutti e miseramente uscire fuori rotta.

È il rendersi conto che siamo diversi.
È questo che ci porta a dover costantemente andare storti, fermarci a guardare un fiore o un sassolino dalla forma particolare. Lasciarci incantare da due pietre messe in strane posizioni piuttosto che dai discorsi inutili di chi ci circonda.
Tipo che i capelli lunghi no, devi tagliarli come tutti, essere ordinato. Io che non sono ordinato nemmeno quando l’unica cosa che ho sono 4 penne.
Perché dovete costringermi a rientrare nel recinto, come voi pecore?
Perché con la supponenza che vi contraddistingue volete insegnarmi ad amare bene? A ridurre tutto e solo al fisico?
Perché dovete essere così vuoti?
Così perfettamente adattati ad una società che vi vuole ridotti all’osso?
Schiavizzati?

CrippledWolf

Shape of Me

Questo sono io.
Con questa frase intendo che questo spazio è pensato per essere la naturale estensione della mia mente, il luogo dove tutti i pensieri sono sospesi e possibili ma che raramente vedono la luce. Questo luogo è la mia parte buia e quella luminosa, la mia insicurezza e la mia gioia, la rabbia e l’angoscia.
Chiarisco subito(per non incorrere in fraintendimenti) che questo spazio è pensato come qualcosa di puramente separato dalla vostra voglia di criticare o fare la paternale a chi racconta di se stesso, quindi non entrate se è questo ciò che volete fare. Vi parlerò di me ma non vi dirò mai chi sono, non è un’informazione utile, se però vorrete scambiare due parole sono aperto a farlo, se avete qualcosa da dire o da condividere fatelo.

Oggi.
Stanotte mi sono fermato qualche minuti fuori casa, sotto il portico; avevo le cuffie e la mia playlist a farmi compagnia e a risvegliare in me determinati pensieri, piccole paure.
Sapete, dovesse partire per caso una canzone di Jeff Buckley in questi particolari momenti, mi soffermerei volentieri lì, in quel freddo portico; il caso ha voluto regalarmi Lover, you should’ve come over e ho dovuto indugiare e lasciarmi trasportare da quella voce d’angelo. Trasportare dove nessuno avrebbe potuto raggiungermi, lontano dai tentacoli della realtà, avidi del mio tempo.
D’un tratto ho preso atto della forma indefinita dell’oscurità che viveva dentro di me, quel nero fitto e melmoso che mi abita e cresceva con me; bisognava stare attenti a non trovarsi i piedi immersi in quella fanghiglia o si rischiava la stasi eterna.
Per mia fortuna avevo imparato a galleggiare e rasentare la superficie, a toccarla senza farmi trascinare troppo in profondità. Era questo il segreto che avevo scoperto tempo fa: farsi un bagno in quella melma, di tanto in tanto, capirla e accettarla.
Lì dentro c’erano le mie angosce che somigliavano a serpenti enormi con denti velenosi, le mie paure che erano(sono) mostri indefinibili, quel piccolo uomo senza faccia che era la mia ignavia.

C’era tutto e c’ero io.

A non stare perfettamente attenti si rischiava di non riemergere, eppure avevo imparato a farlo, a tornare alla vita dopo aver toccato gli estremi della mia mente.
Lì dove io sono solo il riflesso di un pensiero, senza corpo ne sostanza.
Sono tutte le cose che mi sono attorno.
Senza limiti.

 

CrippledWolf